Sospetti a sinistra, silenzi a destra: il caso di Melito nella politica di Napoli e provincia

Sospetti a sinistra, silenzi a destra: il caso di Melito nella politica di Napoli e provincia

L’elezione di Venanzio Carpentieri a segretario provinciale del Pd evidenzia le contraddizioni e le ambiguità che vivono i Democrat nell’area a nord


L’elezione di Venanzio Carpentieri a segretario provinciale del Pd evidenzia le contraddizioni e le ambiguità che vivono i Democrat nell’area a nord di Napoli. L’articolo di Isaia Sales pubblicato sul corriere del mezzogiorno del 29 ottobre scorso dal titolo “i Democrat e le ombre di Melito” pone diversi interrogativi che suscitano una serie di doverose riflessioni per chi intende combattere seriamente il fenomeno camorristico che non possono essere liquidate in modo semplicistico così come ha fatto qualche dirigente democratico, sostenendo che la camorra non attecchisce a sinistra.

Come argutamente rileva Sales il dato elettorale raccolto dal Partito Democratico nella città di Melito alle ultime elezioni politiche si è attestato molto al di sotto della media nazionale quindi non si comprende il motivo per cui si è fatto di questa cittadina il luogo di selezione della nuova classe dirigente. Pur non condividendo le conclusioni a cui egli perviene attraverso una serie di passaggi che non sembrano certo ispirati da una cultura garantista, le risposte date da alcuni maggiorenti campani ai suoi interrogativi mostrano il vero volto del partito democratico quando affronta tale problematica.

I messaggi di stile e le fiaccolate non sono minimamente sufficienti a debellare un fenomeno che trova la sua linfa vitale nel potere degli apparati amministrativi e burocratici che gestiscono la res pubblica. Non sfuggirà a nessun osservatore della politica che il numero delle amministrazioni di centrosinistra sciolte in Campania per infiltrazioni camorristiche non è inferiore a quelli di centrodestra. E Melito probabilmente sarebbe tra queste se non ci fossero stati tra gli sponsor dell’attuale sindaco personaggi politici della sua corrente diventati agli occhi dell’opinione pubblica i paladini della lotta alla camorra,come gli onorevoli Salvatore Piccolo e Luisa Bossa, i quali l’anno scorso si precipitarono in suo soccorso per evitargli il marchio infamante dello scioglimento.

Le cronache di allora riportano episodi di tentativi di condizionamento camorristico sull’amministrazione Carpentieri che avrebbero oggettivamente suggerito l’invio della commissione di accesso onde sgombrare il campo da qualsiasi sospetto di inquinamento che l’ente avesse potuto subire con conseguente produzione di atti illegittimi. Qualche investigatore ritenne così – come riportato da organi di stampa in quel periodo – che le minacce a diversi consiglieri comunali sembravano un richiamo a chi aveva fatto promesse poi non mantenute.  Le stesse primarie che precedettero le elezioni politiche in quel comune fecero emergere una serie di irregolarità denunciate da alcuni candidati alla procura della repubblica con apertura di procedimenti penali con indagini che sembrano ancora in corso.

Non sono immuni da irregolarità e sospetti di illegittimità i congressi locali della settimana scorsa. Tessere cresciute in maniera sospetta in poche ore. Ci si potrebbe chiedere chi ha finanziato i pacchetti di tessere ad intere famiglie che nonostante la crisi economica sembravano ben liete di mettersi in fila per esprimere il proprio voto previo pagamento di 15 euro per ogni componente. Ciò è avvenuto a Melito come a Giugliano e a Villaricca. Tanto per restare nel nostro comprensorio.  Se le stesse cose fossero successe ai congressi locali del Popolo della libertà subito si sarebbe insinuato il sospetto di voto di scambio e di connivenze camorristiche. Successe per i club di Forza Italia venti anni fa.

La lotta alla camorra e il rispetto della legalità non sono appannaggio esclusivo della sinistra ma sono diventate le tematiche attraverso le quali essa riesce strumentalmente a condizionare l’intero dibattito politico. Ne è prova il silenzio dei politici di destra. Pare che nessuna voce da parte loro si sia levata a denunciare all’opinione pubblica lo scandalo di congressi farsa. I dirigenti del centro destra nella provincia di Napoli sembrano vivere su questi temi una sorta di sudditanza psicologica e culturale. Così è successo anche rispetto all’elezione del nuovo segretario provinciale.

Certamente poco rileva se un deputato ha delle parentele scomode o se un sindaco di un comune diventato poi segretario provinciale del partito ha fatto parte di un consiglio comunale sciolto per infiltrazioni camorristiche nel 2005 e tra i suoi referenti politici annovera condannati per associazione camorristica. L’onorevole Luisa Bossa quando era sindaco di Ercolano a chi muoveva accuse di parentele con camorristi verso alcuni componenti del suo consiglio comunale, giustamente rispondeva che – come riportato dai giornali – i cognomi vanno bene per l’araldica. Sono i comportamenti personali e le condotte che devono essere valutate. Principio fondamentale in uno Stato di diritto.

Ma ciò dovrebbe valere sempre, a sinistra come a destra. Muovendosi da questo principio e lontani dalla demagogia è già possibile compiere un primo passo a chi vuole combattere il fenomeno e individuare i mezzi che consentono alla criminalità organizzata di attecchire alla politica. È chiaro che le risorse economiche di cui essa dispone consentono di finanziare agevolmente alcuni passaggi chiave nella vita dei partiti.

Alla camorra specie a livello locale non interessano gli ideali politici ma solo il profitto che può derivare dalla gestione del potere pubblico. Rinunciare al potere che deriva dalle tessere eliminando il diritto immediato di voto a persone che probabilmente non sanno niente di politica potrebbe essere il primo atto concreto nella lotta al crimine organizzato che tenta di annidarsi nella cosa pubblica, da parte di un partito che si sente vestale esclusiva della legalità.