Sanremo è il paese reale. Non solo il festival della musica italiana

Sanremo è il paese reale. Non solo il festival della musica italiana

La 66esima edizione del festival della canzone italiana si colora di arcobaleno facendosi portavoce di significati che vanno al di là della semplice gara tra artisti musicali

@Saverio Nappo

Napoli- Quanto un fenomeno nazional-popolare, come il festival di Sanremo, può rappresentare il paese reale? Fin quanto il festival della canzone italiana, può fare da apripista per tematiche distanti dalle canzoni, tanto anni luce quanto il durare di una singola nota? La risposta è immediata e viene data dallo svolgimento naturale, ma studiato fin nei minimi dettagli, dello show stesso. Nel tempo si è avuto modo di osservare il velocissimo mutamento delle usanze, delle credenze, dei gusti musicali e non. In questo momento –cosa? – Cristina Parodi balla -cosa? – Reggaeton. Sul palco dell’Ariston! Ci credete? Reggaeton, non so se mi spiego. È il turbine caotico che vi trascina nella mutevolezza del paese reale che si evolve più velocemente del tempo che passa.

clemente bis

Quanto un fenomeno nazional-popolare può effettivamente rappresentare il paese reale? Avete capito di cosa stiamo parlando? Non c’entrano i numeri, né le statistiche, né le canzoni stesse, probabilmente. E neanche il Reggaeton, figuriamoci la Parodi! In verità un numero c’è, e non è il 50, che indica la percentuale di share del festival di Sanremo 2016. Il numero è il 7 e anche se lo avete visto tutti non ve ne siete accorti. Forse. Probabilmente perché non era un numero ben visibile, come ad esempio quello per la votazione dell’artista preferito che appare in sovrimpressione. Bensì un insieme di colori. 7 colori. L’arcobaleno. Il Rosso, l’arancio, il giallo, il verde, il blu, l’indaco e il viola. Eppure quest’anno a Sanremo non ci sono fiori. Non l’avevate notato? Ma come? Nella città dei fiori, si parla di colori, pur senza fiori?

Una cosa è certa, Mamma Rai non lascia niente al caso. Eppure mancano i fiori ma non i colori. Mamma Rai così colorata non l’avevamo mai vista. Non sarà che un fenomeno nazional-popolare rappresenti il paese reale più di quanto ci potessimo immaginare? L’avevamo detto, a Sanremo tutto è studiato fin nei minimi dettagli. Probabilmente è proprio dal mondo della musica che viene il richiamo ad una civilizzazione della società moderna che ostinatamente sembra tendere la mano ai popoli europei.

Quindi capita che in prima serata, all’esordio, di braccialetti rainbow ce ne siano pochi, non più di una manciata. Poi, il messaggio è passato penetrando nella società italiana, quindi nel paese reale, in maniera quasi naturale con il benestare a reti unificate. C’è da dire che Giancarlo Leone, direttore di Rai 1, ha avuto lungimiranza, sicuramente intelligenza o magari solo un minimo di buon senso. Per i sette colori o magari per le canzoni, per gli sketch tra un pezzo e un altro o perché sono state eliminate le battute forzate e le risate del pubblico pagante in attesa di qualcosa di brillante.

Brillante come l’arcobaleno che spunta un po’ a sorpresa e colora il cielo,xxx azzurro e bianco, dopo una pioggia tremenda che ha portato solo grigio e marrone. Come le nuvole gravide d’acqua e il fango che rende inagibili le vie, che distrugge le scuole, che porta a galla i problemi di un paese, in fondo, così facile da gestire ma così difficile da capire. Quanto, quindi, un fenomeno nazional-popolare può effettivamente rappresentare il paese reale? Tutti gli artisti in gara hanno portato i sette colori sul palco dell’Ariston. E questo è un fatto.

Come è un fatto che i diritti degli omosessuali sono diritti umani.  In Italia non può per sempre piovere. Il vento Ligure spazza via le nuvole e porta con sé il sapore della musica e di un mondo nuovo. Come il paese reale che si strappa di dosso il vestito nero e bianco e che si veste di colori. Come quelli dei fiori di Sanremo, che non ci sono più.