MELITO – Gli inquirenti sembrano non avere dubbi: Giovanna Arrivoli, la donna trovata morta lunedì sera a Melito, conosceva i suoi assassini. Per questo motivo le indagini si stanno focalizzando sui tabulati telefonici e sulle ultime conversazioni della vittima. A guidare gli investigatori verso questa strada è anche la sparizione del cellulare della vittima, segno che chi l’ha uccisa non voleva far conoscere le ultime chiamate della donna.
Giovanna, come testimoniato dalla sua compagna, aveva un appuntamento il 7 maggio ma da quel momento si sono perse le sue tracce fino al ritrovamento di lunedì. Due giorni in cui la donna è stata torturata e brutalmente picchiata: l’autopsia ha confermato che prima di essere uccisa con due colpi in faccia, le è stata fratturata la mascella.
Inizialmente gli inquirenti non aveva escluso nessuna pista, ma nelle ultime ore la matrice camorristica sembra sempre più evidente. Troppi i segnali lasciati dai killer: i colpi al viso a bruciapelo e la faccia rivolta nel terreno fanno pensare ad un regolamento di conti.
Arrivoli aveva dei precedenti per droga e il cognato – Carmelo Borrello – era affiliato al clan scissionista Amato-Pagano. È molto probabile che dopo l’arresto di Borrello avvenuto a febbraio, Giovanna – una lady-camorra che sognava di vivere come un uomo – avesse preso il posto del cognato nella gestione degli affari. In ballo c’era la gestione della zona di via Lussemburgo, una delle più importanti piazze di spaccio dell’area nord. Una fetta di mercato che avrebbe fatto gola a molti.
Gli investigatori non escludono che quest’omicidio possa rientrare in una più generale faida interna al clan Amato-Pagano. Secondo le informative degli “007” dell’Arma, la compattezza del clan che aveva guidato la storica e sanguinosa scissione dai Di Lauro si sta lentamente sgretolando. Dopo gli arresti dei capi storici, Raffaele Amato e Cesare Pagano, all’interno del clan sarebbero maturati dei dissidi che si sono palesati con l’inizio del 2016.
In questa chiave andrebbero letti l’omicidio di Luigi Di Rupo, ucciso il 5 gennaio in un bar di Melito, e la scomparsa di Davide Tarantino, il 43enne vittima di “lupara bianca”, di cui si sono perse le tracce il 26 febbraio scorso e la cui auto è stata ritrovata a Lago Patria tre giorni più tardi.




